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Calcolosi Renale - Biohealth
PREVENZIONE

IDROPINOTERAPIA
La terapia idropinica consiste nell’introduzione di una elevata quantità di liquidi, distribuiti uniformemente in tutta la giornata, onde ottenere una diuresi giornaliera superiore a 2 litri, valore oltre il quale l’efficacia della terapia idropinica diventa significativa.

RUOLO DELLA DIETA: DIETA E CALCOLOSI

Elimina circa l'80%)
Dieta e calcolosi sono elementi strettamente correlati ed importanti da considerare nell’ambito di una strategia preventiva. Infatti, la formazione di calcoli, o la litiasi renale, è influenzata non solo da fattori genetici, ma anche da numerosi fattori ambientali. Per attuare la prevenzione della calcolosi renale nel modo più efficace, è necessario un inquadramento dietetico personalizzato, attuabile solo dopo accurate indagini metaboliche. In assenza di tali informazioni è comunque consigliabile seguire alcuni consigli di tipo dietetico più generale, atti a ridurre l’incidenza degli episodi di calcolosi.

Circa l’80% dei calcoli contiene calcio: altre componenti possono essere sostanze organiche sotto forma di acido urico e cistina. In circa il 10% dei casi la composizione dei calcoli renali risulta essere costituita dall’associazione delle sostanze appena citate.

RUOLO DEI CITRATI
Nel 1985 la FDA americana ha approvato l'uso del citrato di potassio nella prevenzione della calcolosi calcica e nella calcolosi da acido urico.
La sovrasaturazione dei Sali litogeni che compongono il calcolo rappresenta l'elemento fisico-chimico capace di influenzare i successivi stadi della crescita e dell'aggregazione cristallina.
Questi effetti sono contrastati da sostanze naturalmente presenti nelle urine e per questo chiamate inibitori naturali della cristallizzazione.
Il Citrato urinario è uno dei più importanti.

Meccanismo d’azione:
L'effetto principale dei citrati nella prevenzione della litiasi renale è la formazione nell'urina di complessi solubili con il calcio, questi determinano una riduzione della concentrazione degli ioni calcio e della saturazione urinaria dell'ossalato (CaOx) e del fosfato di calcio(CaP). Inoltre il citrato ha un'azione inibente diretta sulla nucleazione spontanea e sulla crescita dei cristalli di CaOx e di CaP.
Sono molti i dati a sostegno della necessità di un trattamento cronico selettivo contro la formazione di calcoli nei pazienti affetti da nefrolitiasi ricorrente. Infatti, dai dati di lavori su pazienti in trattamento conservativo o trattati con placebo, la riformazione di calcoli si è verificata nel 39% dei casi e il 69% dei litiasici non trattati ha dovuto alla fine essere sottoposto ad un intervento chirurgico, contro il 2% dei pazienti in trattamento medico. Negli ultimi venti anni i sali alcalini sono diventati il trattamento più comune nei pazienti con litiasi calcica ricorrente, infatti il citrato alcalino, aumentando il pH urinario, diminuisce la formazione di cristalli di ossalato di calcio. Inoltre l'aumento della citraturia aumenta la formazione del complesso calcio-citrato nelle urine, con conseguente diminuzione del rispettivo rapporto di sovrasaturazione rispetto a CaOx. I sali più comunemente usati sono citrato di potassio, citrato di sodio e citrato di potassio-magnesio. L'utilizzo del citrato di sodio è limitato dal conseguente carico di sodio, che può determinare, o peggiorare, l'ipercalciuria e l'ipertensione, mentre col citrato di potassio è stata descritta una diminuzione nell'eliminazione del calcio per via urinaria.

Il livelli di citrato urinario variano nell'adulto da 360 a 1260 mg/24h, in particolar modo nell’uomo è in media di 550 mg/24h, mentre nella donna è di 680 mg/24h (1), questo dato giustifica la minor incidenza della calcolosi nella donna in età fertile. Dato l'ampio range, si può confermare che tutti i pazienti che soffrono di calcolosi presentano bassi livelli di citrati. Per la sua azione dose dipendente il citrato dovrebbe essere assunto indistintamente da tutti i pazienti calcolotici.(2)I citrati alcalini inducono un incremento degli elementi protettivi urinari quali citrato, potassio, magnesio, pH, riducono il tasso di recidive e facilitano l'espulsione dei frammenti post-ESWL.
Infine, un crescente numero di articoli scientifici evidenzia il ruolo dei citrati alcalini nel preservare la massa ossea in pazienti "stone formers" e in soggetti sani con perdita ossea.

(1) "Ruolo dei citrati nella terapia della nefrolitiasi" Borghi, Meschi, Novarini-Urologia pratica numero 1, 1998
(2) pubblicato su Frontiers in Bioscience 8 s1084-1106, 1 Settembre 2003
IL RUOLO DEI CITRATI NEL METABOLISMO MINERALE: NEFROLITIASI E OSTEOPENIA.
Caudarella Renata, Vescini Fabio, Buffa Angela e Stefani Sertgio

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